[Corso di fotografia]: 3° Lezione – Funzionamento di una fotocamera


Benvenuti in questa terza lezione del nostro corso fotografico.

Nelle precedenti puntate abbiamo visto “i tipi di fotocamere sul commercio” e “le caratteristiche per un buon acquisto“.

Tutti noi sappiamo scattare una fotografia: basta puntare il soggetto, aspettare che l’autofocus ci dia il via a scattare con il classico “bip”, e premere completamente il pulsante di scatto. Ma cosa accade realmente dentro la fotocamera?

Sicuramente vi chiederete,  ma questo a cosa può servirmi per scattare delle belle foto? Invece serve!

Immaginate di montare un PC desktop, voi potreste anche sapere dove posizionare i pezzi guardando un altro pc, ma non è detto che alla fine funzioni.
Invece conoscendo a cosa serve il singolo componente, anche senza istruzioni riuscirete a montarlo perfettamente.


In fotografia, conoscere il funzionamento interno, diciamo che “rende piu consapevoli” di ciò che si sta facendo.

Iniziamo col dare un occhio a questa immagine, e descriviamo i singoli punti numerati:

Il funzionamento di una fotocamera reflex è molto simile a quello dell’occhio umano.

Nell’occhio umano l’iride funge da diaframma aprendo e chiudendo la pupilla che ne decide il passaggio di luce, ed infine l’immagine viene trasmessa alla retina.

In una fotocamera reflex come possiamo vedere la luce entra dall’obiettivo (punto 1) ed attraversa il “diaframma(punto 2).

Il diaframma è il componente che permette di decidere la quantità di luce entrante nell’obiettivo, formato da alcune lamelle che si aprono e chiudono.

Gli step di apertura del diaframma si chiamano stop o numeri f, ed ogni step è calcolato per raddoppiare o dimezzare la quantità di luce entrante.

Come possiamo vedere nell’esempio sopra riportato, se un diaframma f2,8 fa passare il 100% di luce, un diaframma f4 ne fa passare la metà.

La sequenza dei valori di numeri f è una progressione geometrica di ragione “radice di 2” standardizzata nel 1905 ai valori: f/1 – f/1,4 – f/2 – f/2,8 – f/4 – f/5,6 – f/8 – f/11 – f/16 – f/22 – f/32 – f/45 – f/64.

Alcune fotocamere/obiettivi hanno anche incrementi di 1/3 di stop per garantire una maggior flessibilità al fotografo che altrimenti dovrebbe compensare l’esposizione o andare a ritoccare l’immagine in PP (post produzione).

L’apertura diaframmale naturalmente è un parametro sempre relativo alla focale utilizzata, ad esempio con una focale di 50mm ed uno stop f/4 si avrebbe un apertura di 12,5mm (50/4=12,5mm), mentre con una focale di 300mm avendo sempre come stop f/4, si avrebbe un apertura di 75mm (300/4=75mm).

Dopo esser passata dal diaframma, la luce raggiunge il gruppo ottico (punto 3) fino ad arrivare allo specchio (punto 4).

Lo specchio è un dispositivo meccanico che si alza quando si preme completamente il pulsante di scatto, e permette anche di avere una maggior protezione del sensore che non viene esposto direttamente finché non si scatta.

La luce riflessa dallo specchio finisce nel penta-specchio o penta-prisma (punto 5) che permette la visione dell’immagine direttamente nel mirino ottico.

Quando si preme leggermente il pulsante di scatto (a metà corsa), viene attivato il motore di autofocus dell’obiettivo (se presente). Se il nostro obiettivo non è dotato di autofocus interno, se disponibile nella fotocamera, viene usato il motore autofocus interno del corpo macchina che, utilizzando il riflesso dello specchio, mette a fuoco l’immagine automaticamente (punto 6) rendendo qualsiasi obiettivo dotato di autofocus.

Dopodiché, premendo completamente il pulsante di scatto, lo specchio si alza e l’otturatore ( punto 8 ) si apre per il tempo impostato nelle modalità di scatto, lasciando che la luce colpisca direttamente il sensore (punto 7) che andrà a salvare l’immagine nella memory-card.

Nelle fotocamere compatte e nelle bridge invece, non è presente lo specchio, ed il mirino (dove presente) è di tipo elettronico.

Il formato camera “SLT” inventato da Sony

Esistono delle fotocamere create da Sony chiamate SLT  (Single Lens Translucent Mirror) che, anziché avere uno specchio a mobilità meccanica riflettente, hanno uno specchio fisso traslucente.

Questa tecnologia, grazie allo specchio fisso, aumenta drasticamente la velocità negli scatti multipli, e va ad eliminare le micro-vibrazioni creare dal movimento dello specchio nelle SLR classiche, facendo anche durare di più una fotocamera in quanto si avrebbero meno parti meccaniche usurabili col tempo.

Ma anche questo sistema ha i suoi contro: Infatti con questo sistema il sensore sarebbe sempre sotto stress aumentando il rischio di surriscaldamento.

In più la luce riflessa dallo specchio non è sufficiente ad avere un mirino ottico in quanto a malapena sufficiente per l’autofocus, perciò Sony ha dovuto optare per un mirino elettronico EVF.

 

VIDEO


Con la prossima lezione andremo a parlare dei vari tipi di obiettivi per reflex, delle sigle per riconoscere le caratteristiche degli obiettivi, e delle focali.



2 Commenti

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  2. […] scorsa lezione, abbiamo parlato del funzionamento interno di una fotocamera, e di come la luce entra […]

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